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lunedì 22 marzo 2021

APERTURA E PARTECIPAZIONE

E adesso ricostruiamo! "Rimettiamoci al lavoro", ci dice il neo segretario nazionale Enrico Letta nell'invitare noi, circoli PD di tutta Italia, a discutere e a esporre le nostre considerazioni, in una sintesi di non più 100 parole (sintesi e sostanza) sui 21 punti tratti dal discorso programmatico d'insediamento del 14 marzo.

Noi, circolo PD di Seveso, abbiamo avviato questo percorso il 18 marzo e le prossime riunioni via zoom sono fissate per il 25 e 29 marzo.


La partecipazione è aperta a iscritti e simpatizzanti. Chi interessato ci scriva a sevesopd@gmail.com

Il documento con i 21 punti lo trovate qui. Potete inviarci i vostri appunti, le vostre osservazioni, le vostre riflessioni entro il 28 marzo!


«PROGRESSISTI NEI CONTENUTI,
RIFORMISTI NEL METODO,
RADICALI NEI COMPORTAMENTI»



mercoledì 17 marzo 2021

LA CRISI DEL NOSTRO PARTITO

 Dal nostro Iscritto, Daniele Barison


CARO ENRICO, BUON LAVORO

Grazie per la tua disponibilità e le tue parole su tanti temi che mi trovavo concorde e con grandi speranze.

Tanti temi da troppo tempo dimenticati nel nostro Partito Democratico, voglio dare fiducia piena e essere ottimista, con un partito riformista - nei fatti e nei contenuti, perché in questo momento storico, politico e sociale l'Italia e gli italiani hanno bisogno di una visione maggioritaria di una politica a lunga visione fino al 2023:

- Ambiente, e Sostenibilità ambientale devono essere al centro della nostra politica di governo e sui territori e ci devono caratterizzare, convintamente e non solo solo per retorica.

- Giovani. Davvero notevole e significativa la proposta di allargare il voto ai sedicenni, abbassando l’età dai 18 ai 16 anni, o almeno abbassare l'età per votare il senato a 18 anni. I giovani devono essere al centro del nostro PD, come politiche verso i giovani e con loro.

- Scuola. "Insegnare deve tornare ad essere il lavoro più bello del mondo". Ci credo moltissimo, essendo io in primis un docente di scuola superiore, amando il mio lavoro, nonostante mille difficoltà e fatiche, c’è bisogno di una scuola di maggiore qualità e di meritocrazia.

- Ius Soli. Un argomento già proposto, che giustamente si ripropone, dare a bambini nati in Italia da immigrati la cittadinanza italiana, dopo alcuni anni che vivono nel nostro paese, una tema di civiltà e di dignità per tanti bambini e giovani, anche se sono dell’idea che un ius culturae sarà di più fattibile approvazione.

- Patrik Zaki, a cui va data la più grande solidarietà possibile e il parlamento debba dare la cittadinanza italiana, perché è barbaricamente e ingiustamente tenuto in carcere in Egitto, tanto ha fatto PD con il capogruppo al parlamento europeo Brando Benifei sul tema.

Europa e i Valori europeisti, saranno alla base nel nuovo PD che deve rinascere e ripartire in una stagione politica dove il partito deve trovare e avere una solida identità, discutere sulle alleanze con tutte le forze politiche dal centro alla sinistra, avendo rispetto reciproco tra forze politiche, ma lavorando innanzitutto per i nostri valori, cercando di lavorare come coalizione ampia e plurale perché solo quando il centrosinistra è stato unito si è vinto le elezioni politiche vedi 1996 e 2006 con Romano Prodi.

Questi sicuramente sono tanti propositi e importanti speranze.
Adesso verrà il difficile mettere in pratica in ogni livello del nostro partito e sui territori questi spunti.
Quindi pancia a terra e lavorare verso il futuro per l'Italia e per gli italiani.

Progressisti nei contenuti, riformisti nei metodi, radicali nei comportamenti.

sabato 13 marzo 2021

LA CRISI DEL NOSTRO PARTITO

 Dall'iscritto al Partito, Sergio Canova

Che bello! Ieri sera Enrico Letta, il nuovo segretario del PD, ha parlato in TV. E non da “Non è la D’Urso”, ma a “Propaganda Live”, dove spesso si dicono anche “cose di sinistra”. Non ha parlato molto (molto più in dettaglio si esprimerà nel discorso di domenica sera), ma ciò che ha detto a me è piaciuto.

L’affermazione che intende ascoltare la base, coinvolgendo i Circoli, penso sia musica per le nostre orecchie. Quindi siamo stati preveggenti a promuovere un dibattito, ancorchè per ora a distanza, tra i nostri iscritti. L’importante è che non diventi, come spesso è accaduto, una sorta di seduta di autoanalisi o di sfoggio di acume politico. Evitiamo perciò di perderci nelle speculazioni del tipo “Occorre avere una idea di partito” “Bisogna dire con chi pensiamo di andare” “Dobbiamo amalgamare le diverse anime del partito”. 
Sergio Canova e Gigi Malerba 2019 manifestazione a 
Monza delle "sardine"

Partiamo subito invece a dire noi alcune cose precise, da discutere e da portare ai vertici del PD.

- Primo: quali sono i principi basilari della nostra visione politica, cinque o sei non di più, che dobbiamo tutti condividere. 

- Secondo: una lista di priorità nelle azioni che il partito deve attuare, all’interno del Recovery plan, ma anche sul piano delle riforme e dell’allargamento dei diritti civili. 

- Terzo: cominciare a pensare con chi allearsi, perché se pensiamo di poter fare da soli, raggiungendo il 51% alle prossime elezioni, commettiamo lo stesso errore dei CinqueStelle, pur con la nostra esperienza e cultura politica.

Due parole su Renzi. Confesso a voi compagni che ho peccato, fidandomi di lui. Quando ha scalzato Enrico Letta, che io stimavo allora e ancor più stimo adesso, mi sono detto: “Forse ha ragione lui. Occorre un cambio di passo (locuzione tanto in voga anche in questi giorni), le sue idee innovative, elaborate con i giovani alla Leopolda (c’era anche il nostro Pippo Civati), possono davvero dare un’accelerata alle riforme che tutti vogliamo. Anche il termine rottamazione, che trovo improprio e avvilente riferito alle persone, poteva voler dire “liberiamoci dai lacciuoli che rallentano la spinta innovativa e promuoviamo le capacità e le idee dei giovani”. Inoltre mi dicevo che il fiorentino un po’ paraculo poteva essere un valido fronte al paraculo di Arcore. Mi sbagliavo. 

Renzi non rappresenta affatto il nuovo della politica, ma è un degno epigono dei politici che hanno sempre esercitato le loro capacità tattiche per distruggere. Appartiene alla genia dei Cossiga, dei D’Alema, di Bertinotti, di Mastella, di Franco Marini (senza volerlo, ho fatto un breve elenco dei sicari Prodi).

Ma ora basta parlare del passato. Guardiamo avanti e prepariamoci a fare un bel dibattito precongressuale.

Abbiamo due anni di tempo. Utilizziamolo bene.

Sempre di Sergio Canova riportiamo sue considerazioni del 2009 , un contributo sempre attuale 


LA CRISI DEL NOSTRO PARTITO

 Dall'iscritto, Giuseppe Pollicoro

Di fronte alle contingenze che sta attraversando il PD, ritengo che sia da inquadrare il problema di fondo di quello che è rimasto del PD e capire cosa il Partito voglia fare da grande. Ad oggi, il male oscuro che continua a erodere tutto il sistema PD ha un nome, Matteo Renzi. A differenza di molti iscritti, io continuo a sostenere che sia ancora oggi, assieme ai suoi fedeli rimasti nel partito, la persona che decide i tempi e i passi di questo partito. Sono rimasto stupito dalla posizione assunta da Letta, dopo quello successo nel 2013 quando l'innominato, dopo aver detto "stai tranquillo", gli tolse l'incarico di Presidente del Consiglio.

A sinistra Giuseppe Pollicoro, Piazza C. Confalonieri
Seveso

Questo non basterà perché cambiare Segretario non significa risolvere i problemi, la classe Dirigente deve smettere di nascondersi dietro un dito, i problemi vanno cercati, analizzati e risolti. Il PD deve tornare a quello che era la sua missione essere quel partito che raccoglieva tutte le anime Progressiste, Socialiste, Verdi. Deve tornare ad essere quella forza che doveva trainare tutto quel movimento.

Abbiamo assistito all'ennesima dimissione del Segretario di turno, vittima delle guerre interne tra le varie anime. All'esterno, il PD sembra una accozzaglia di persone, unite solo dalla sete di potere e poltrone. E' per questo che do ragione a Zingaretti.

Nel tempo, abbiamo assistito a due scissioni per mano di due Segretari, abbiamo assistito alla frammentazione in tanti piccoli partiti delle varie anime che componevano quello che inizialmente era Ulivo. Abbiamo assistito alla emorragia di voti da parte di chi ci ha sempre votato, migrato su nuovi orizzonti: il M5S, nel 2018. Il PD odierno è un partito ambiguo. Ritengo sia arrivato il momento di scegliere cosa fare “da grandi”: restare in quel perimetro Politico che è il centrosinistra, allargandolo con chi condivida la nostra visione di Paese, di Civiltà o abbandonarla seguendo solo il Centro, progetto di Renzi. 

Ad oggi, non si può pretendere di rappresentare il popolo e nello stesso tempo andare a braccetto con Confindustria. L'aspetto negativo di tutto ciò è che tantissimi iscritti, simpatizzanti, che conosco personalmente o per vie traverse, si stanno allontanando e addirittura stanno abbandonando il PD; non si sentono più rappresentati. Fin quanto tutti questi enigmi non saranno sciolti e risolti, il PD ha un futuro buio. 

Oggi credo che sia giunto il momento di rifondare un nuovo soggetto Politico.

venerdì 12 marzo 2021

LA CRISI DEL NOSTRO PARTITO


Nella riunione dei Segretari di Circolo di MB di sabato 6 marzo si è condiviso di trasmettere alla segreteria regionale e alla Presidente Nazionale il seguente documento redatto dalla segreteria provinciale Pietro Virtuani:


PER UN RILANCIO DEL PD

LA CRISI DEL NOSTRO PARTITO

 Intervento dell'iscritto, Antonio Di Carlo

Credo sia evidente come le dimissioni del segretario Zingaretti abbiano suscitato una grande varietà di reazioni che vanno dalla acritica difesa alla acritica accusa, in un gioco di simpatie e antipatie che rende tutti noi etichettati in funzione a ciò che esprime.

Antonio Di Carlo

La discussione politica interna attorno alla vicenda, ad ogni livello, è ancora incrostata da grumi di faziosismo personalistico, di correntismo oligarchico, di inutili e retoriche narrazioni interne, piene di pregiudizi e di preconcetti, e da conseguenti lotte personalistiche di scalatori di partito ad ogni costo, distruggendo gli stessi presupposti dell'etica democratica e sostituendoli con un becero tatticismo.

Credo che da questi fenomeni vadano poste delle questioni le quali divengono pregiudiziali per la formulazione di qualsiasi discorso politico attorno alle contingenze e in prospettiva di un futuro. La prima è sicuramente l'impegno costante nella formulazione di principi politici comuni. 

Dobbiamo scegliere quali principi, valori ed interessi ci leghino. D'altronde, è il progetto originario del Partito Democratico che, dati i recenti eventi, ha bisogno di un puntuale rodaggio. 

Dove siamo e dove vogliamo andare? Come ci siamo arrivati? Chi eravamo prima? Chi siamo ora e chi vogliamo essere? Dobbiamo mediare le nostre azioni con i principi politici che ci guidano e con il contesto contingente in cui vengono effettuate. I principi e i valori che si perseguono sono ciò che distinguono un partito da un altro, che ne plasmano l'azione politica, creando una cultura politica condivisa, anima di ogni compagine politica. Il riferimento alla coerenza dei principi può aiutarci, fra le altre cose, a comprendere se chi muove una critica, positiva o negativa, lo fa per principio, relativamente giusto o sbagliato, o per pregiudizio o per interesse, lecito o meno che sia.

La seconda questione è un po' un corollario della prima. Noi, in quanto iscritti ad un partito, non dovremmo rinchiuderci in bolle mediatiche e in comode narrazioni forniteci dai nostri leader o rimarcateci dagli esponenti più criticati. Per sua natura, la narrazione vuol persuadere: è un utile strumento nella lotta squisitamente politica all'interno del politeismo dei valori; tenta di imporre una visione che nel migliore dei casi è frutto di una riflessione valoriale con chiare analisi contestuali, nel peggiore è deformazione della realtà per interessi più o meno condivisibili.

Dopo queste premesse, ritengo che l'affaire Zingaretti possa essere analizzato con un piglio adatto ad una analisi politica di Partito. Le dimissioni, come già detto, sono frutto anche di una crisi strutturale del partito, eminentemente politica. Il consolidamento delle correnti in gruppi di potere, in oligarchie, è sintomatico di un processo di sintesi valoriale che non si è attuato all'interno del partito. Non un pluralismo critico e costruttivo ma fazioso e fin troppo competitivo. Banalmente, i “democratici” non possono essere definiti se non per mezzo delle correnti e dei leader che sposano. 

Oltre al contesto preesistente, le contingenze dopo le dimissioni di Conte hanno mostrato sempre più la finta unità all'interno del partito. La crisi di governo innescata da Italia Viva ci ha trovati a dover difendere un'azione di governo nata da contingenze storiche e politiche ben precise. Nata nonostante le riluttanze dello stesso Zingaretti, spinto dallo stesso gruppo dirigente che è una delle cause sostanziali delle sue dimissioni.

Alleanza che è andata anche oltre, tentando di immaginare convergenze comuni, anche in termini elettorali, con risultati deludenti. Compito di questa alleanza di governo era impedire alla svolta autoritaria dei pieni poteri salviniani di presentarsi nello scenario politico, all'interno delle istituzioni. La camaleonticità del Movimento 5 stelle, figlia della mancanza di una cultura politica di questa compagine, ha permesso di poter creare un'alternativa di governo al populismo salviniano, strappando da esso il 5 stelle. E' stato il governo che ha affrontato una pandemia che sta cambiando il nostro modo di vivere. Teniamo sempre a mente il contesto in cui è stata esercitata l'azione di governo.

Ciò può aiutarci a spiegare in parte come determinate azioni non si siano palesate tempestivamente in un anno e mezzo di governo. Tempo in cui si è, innanzitutto, cambiato verso delle politiche prese dal governo Conte I e, successivamente, contrastata la pandemia. Il richiamo ad uscire dalle bolle cognitive che ci creiamo trova qui il suo significato: sostenere che il PD si sia totalmente piegato alle istanze pentastellate è sbagliato come sostenere che il PD sia stato il perno politico-culturale fondante della compagine governativa. I decreti immigrazione sono stati notevolmente ridimensionati. Il piano per il sud di Provenzano, non varato causa Covid, era frutto di una cultura politica meridionalista e socialista all'interno del nostro partito, i rapporti stabilizzati con l'Europa, la regolarizzazione dei migranti, sono stati possibili grazie al nostro apporto. Abbiamo, invece, ceduto sulle riforme istituzionali e sul taglio dei parlamentari, sulla visione della giustizia, sulle tematiche del lavoro, fra le altre cose.

Al momento della crisi di governo, la linea decisa dalla segreteria è stata “o Conte o morte”, usando termini giornalistici. La relazione del segretario, approvata il 27 gennaio, riportava testualmente, nella parte finale del documento: «Il Partito democratico ha una sola parola ed esprime un nome come possibile guida di un nuovo governo di cambiamento. Quello di Giuseppe Conte.» E continua: «È il momento dell’ambizione, della elaborazione di un grande progetto sostenuto da una forte proposta politica. È il momento più delicato, e il Partito Democratico dimostrerà ancora una volta al popolo italiano di esserne all’altezza». L'odg della Direzione che sposava la linea da tenere è stato approvato all'unanimità, ciò ritengo va precisato e ribadito. 

Il fallimento della linea, data l'indisponibilità a mio avviso pretestuosa di IV a sostenere un Conte-ter, ha causato dei malumori da parte del partito e dei dirigenti. Le accuse di non ascolto e di sbagliata scelta strategica della parte centrista, delle minoranze del partito e da parte degli amministratori sono confluite nella richiesta pressante di un congresso per ridefinire la linea, l'identità del partito e conseguentemente i nuovi vertici. La scelta di costituire un intergruppo parlamentare di confronto ha alimentato ancora di più le polemiche. Le richieste di confronto sono sfociate nella decisione di convocare l'Assemblea nazionale del partito per il 13 e il 14 marzo. Nonostante questa decisione, le critiche alla linea si son fatte sentire. Sotto forma, per esempio, di interviste uscite da parte di autorevoli esponenti del partito, tra cui Nardella, Gori, De Caro e Bonaccini. Successivamente, le dimissioni di Zingaretti sono state annunciate su Facebook e formalizzate con lettera alla Presidente Cuppi.

La prima cosa che salta all'occhio nel resoconto dei fatti è un'evidente incoerenza: sulla base di quale principio dovremmo ragionevolmente ritenere opportuni i modi con cui si è arrivati alle dimissioni di Zingaretti? La linea scelta dal segretario è stata più volte unanimemente condivisa dalla Direzione, di cui fanno parte sia De Caro sia Bonaccini, oltre che da varie eminenti personalità le quali, appena si è sancito il fallimento di questa strategia, hanno subito abbandonato la nave. Perché hanno votato a favore in quel contesto? L'unitarietà di facciata non può essere una scusa, soprattutto se si dissolve nella creazione di un'immagine pubblica di sé che non è coerente con le posizioni assunte all'interno del partito.

L'altra faccia della medaglia è che un segretario non può essere succube di un ideale di unanimità all'interno di un partito plurale, non può arrendersi davanti al minimo cenno di opposizione interna, soprattutto se essa è tendenzialmente pretestuosa, come si è visto, dato il doppiogiochismo tra dentro e fuori il partito. Comprendo, però, che una continua erosione avrebbe maggiormente incentivato la narrazione del capro espiatorio, la retorica delle scelte prese dalla segreteria romana quando invece la scelta è stata evidentemente collegiale e condivisa.

Ciò, naturalmente, non significa “vietato criticare”, piuttosto non creare capri espiatori Le colpe maggiori della crisi politica interna al partito risiedono in chi sostiene e produce queste erosioni, contro ogni etica politica democratica, contro ogni visione costruttiva insita nel progetto del Partito Democratico. Sappiamo come gli organi non permettano la risoluzione di controversie interne ma, di certo, c'è un evidente problema di etica politica e di cultura politica. E' necessario discutere anche sulla mancata efficacia del partito di poter incidere sulle questioni nazionali. Il contesto è ben chiaro: mentre i parlamentari sono frutto di una scelta attuata dalla vecchia segreteria, gli organi di partito rappresentano il nuovo corso: vecchio contro nuovo, nella misura in cui il vecchio ha la capacità di sabotare il nuovo, addossandogli le colpe dei fallimenti causati anche da queste mosse correntiste e tattiche, senza finalità politiche.

Lasciatemi dire, è l'eredità del renzismo: di quel clima arrivistico, di potere che fa parte di una stagione passata che ha prodotto:

- una degenerazione etica e politica all'interno del partito, in cui il tatticismo renziano si è continuamente manifestato: dalla mancata elezione del compianto Marini alla carica dei 101 contro Prodi, dal “Enrico, stai sereno” al referendum del 2016, dai “popcorn” alla scissione tattica con conseguente caduta pretestuosa del governo Conte-bis. Lo stesso tatticismo è evidente nel susseguirsi dei fatti su esposti che hanno portato alle dimissioni;

- una grande erosione elettorale, passando da un 30% delle politiche del 2013 ad un 18% del 2018 che, in confronto, quella evidenziata dagli ultimi sondaggi è una sciocchezza;

- l'arresto brutale del processo di unione fra le culture del partito a vantaggio del governismo e della visione renziana di sinistra, lontana dalla società e vicina a determinati interessi di cui la questione saudita è il sintomo.

Avviandomi alla conclusione, ritengo che i principi con cui vada definita l'azione politica all'interno del partito debbano essere radicalmente cambiati, partendo dai principi di metodo con cui impostare il dibattito politico interno. Va abbattuta l'ipocrisia di determinate classi dirigenti. Va distinto chi ha intenzione di stimolare il dibattito interno creando connessioni e reti tra le culture di partito (anche con una dialettica serrata), e chi usa i più disparati pretesti per tentare solo di apparire diverso dai suoi compagni di partito al momento opportuno. 

Le tensioni vanno mostrate nelle sedi opportune, senza aver paura di mostrarci divisi, perché divisi, sulle questioni ultime e non solo, lo siamo. Dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo. Le culture politiche fondanti non si sono unite. La mentalità del Partito si è fossilizzata sull'esperienza dell'Ulivo, rimanendo nei canoni elettorali, senza produrre il significato valoriale dietro l'appartenenza ai “democratici”, i principi che li definiscono rispetto alle altre forze che devono avere uno sguardo al futuro e, dunque, a sinistra.

Cattolici, socialisti, liberali, verdi hanno costruito un condominio senza creare aree comuni, solo appartamenti con finestre rivolte verso l'esterno attraverso cui i condomini si lamentano dei vicini con la signora che passa lì di fianco dopo esser stata a compare il pane. La signora, però, probabilmente non comprenderà; se lo farà, prenderà per buona la narrazione di chi strilla, magari chiamando i carabinieri per intervenire se ritiene, chissà. 

Credo che le dimissioni di Zingaretti, in conclusione, possano essere comprese solo inquadrando la faccenda come una resa dei conti interna tra il vecchio contro il nuovo, da parte di chi è stato abituato dalle precedenti stagioni politiche a vedere il condominio PD come il più bello della riviera orientale quando, in realtà, nella contemplazione, ci si è dimenticati di fare la manutenzione ordinaria, prendendosela con l'amministrazione di condominio appena arrivato, non volendo però pagare le spese condominiali.

Comprendo, dunque, la scelta dimissionaria del Segretario. Probabilmente, io non mi sarei dimesso, ma ognuno ha un suo livello di sopportazione. Non lo taccerei di irresponsabilità nella misura in cui ha semplicemente accontentato i molti che richiedevano un percorso congressuale dunque un cambio di passo: da Statuto, significa cambio di vertici. Questo Partito va rifondato nelle intenzioni. Adesso serve un congresso, il prima possibile: che sia però franco, senza sotterfugi. Dobbiamo capire chi siamo, dobbiamo definire i principi e i valori della nostra azione lasciandoci alle spalle e condannando i principi tattici dell'esperienza renziana e riflettendo sull'ultima esperienza di governo, con criterio e prendendo il meglio delle culture politiche della nostra storia. E' un'opportunità che non dobbiamo farci sfuggire, forse l'ultima.

Dobbiamo capire se ha senso continuare a tentare unioni politico-culturali o meno. Per come la vedo io, da buon socialista, credo ci sia ancora un minimo spiraglio di sintesi per trovare un campo comune in cui dare risposte ad un mondo del lavoro, ad esempio, che si sta sempre di più precarizzando a causa di unsistema economico che ci vuole flessibili all'inverosimile mentre il divario tra i più agiati e più poveri aumenta, in cui anche il sapere, l'arte, ogni parte della conoscenza diventa investimento, non valore, capitale, non ideale.

Dobbiamo allontanare la strumentalizzazione leghista dal popolo, smascherando le intenzioni di una destra becera che, a colpi di flat tax, vuole proteggere gli alti settori dell'alto censo narrando tutto come una difesa del ceto medio e dei bisognosi.

Dobbiamo, soprattutto qui, ridiscutere di sanità pubblica come diritto di tutti i cittadini italiani ad avere cure adeguate a prescindere dalla propria situazione economica, senza che i privati speculino sulla salute dei cittadini.

Se non è un punto zero, ciò che abbiamo davanti è un punto della strada importante. Guardiamoci davanti allo specchio senza avere paura di ciò che ci troveremo davanti. Prendiamo coscienza della nostracondizione e sapremo andare avanti!

venerdì 31 luglio 2020

CONSIGLIO DI STATO E RISPARMIO ENERGETICO

Che cosa è l’efficientamento energetico? 
Considerato che la spesa pubblica per il consumo di energia elettrica ed energia termica è tra le voci di maggior impatto nel bilancio Comunale. La  messa in opera di una serie d’interventi mirati all'efficientamento dell’illuminazione pubblica con le più moderne tecnologie a led è un esempio.
Questo è stato fatto dall’Amministrazione Butti.
A tal proposito invito l’attuale Amministrazione a pubblicare e a rendere noti i numeri di questa operazione per valutare a posteriore gli effetti e a migliorare possibili sviluppi.
Quanti corpi illuminanti sono stati cambiati – quale costo sostenuto – quale riduzione dei consumi energetici si sono ottenuti e delle relative emissioni di CO2 – quale risparmio economica raggiunto, quanta manutenzione in meno.
La trasparenza è la base di ogni sana comunicazione pubblica e base di un sano confronto.
Ed i numeri sono necessari per capire molto di più di mille parole. Quindi è giusto conoscerli i numeri e farli conoscere anche per una doverosa verifica posto progettuale, appunto.
La trasparenza è uno dei caratteri distintivi a cui la nostra politica del Partito Democratico Circolo di Seveso intende attenersi e praticare.
Gli altri caratteri sono la credibilità e la responsabilità.  La credibilità è un carattere riconosciuto della persona. In questi giorni ad esempio tanti Lombardi stanno valutando la credibilità  del Presidente della Regione Lombardia.
La responsabilità è strettamente collegata alla funzione di un esercizio. La responsabilità di un Sindaco è indubbiamente differente rispetto a quella di un militante di Partito. A tal punto che  il Sindaco con l’elezione diretta personalizza nominandola l’amministrazione stessa.  E’ prassi ricordare e nominare il periodo di legislatura con i nomi dei Sindaci: Amministrazione Donati piuttosto che Butti ora Allievi.
Fatta questa premessa arrivo alla informativa che in questi giorni gira sui social in merito alla sentenza del Consiglio di Stato che  accoglie il ricorso dell’Autorità garante della Concorrenza e del mercato AGCM contro il Comune di Seveso nei confronti di Enel Sole Srl. 
La colpa è quella di aver affidato i lavori di efficientamento dell’illuminazione pubblica a Enel Sole Srl con procedura negoziata senza pubblicazione di un bando.
Non c’è nessun fatto fraudolento o di broglio come certi commenti urlati lasciano subdolamente intuire e nemmeno c’è quel disastro da fine del mondo che si vuol far presagire.
C’è una responsabilità procedurale che Butti, Sindaco emerito, ha spiegato e responsabilmente esercitato. Non dimentichiamo che un Sindaco si muove nell'ambito di un apparato amministrativo con procedure e prassi giurisprudenziali non sempre lineari.
Eviterei di fare tanto rumore e di mantenere appunto un comportamento responsabile.
Quella stessa responsabilità ad esempio che l’Amministrazione Butti ha tenuto con la liquidazione della partecipata Aspes non certo modello di efficienza e buona gestione e non certo opera di Butti. Cito questo per mettere a confronto il comportamento non tanto i fatti che non sono per niente comparabili.
La città ha bisogno di Sindaci responsabili e capaci che giustamente cambiano, ma ogni Sindaco assieme alle forze politiche che ne condividono il programma politico cumula un vantaggio piccolo o grande per la città.
Non serve lo scontro ma serve il confronto.

Il Partito Democratico circolo di Seveso auspica che anche questa Amministrazione Comunale prosegua nel portare avanti aggiornandolo il Piano d’azione per l’energia sostenibile ritenendo questo uno dei tanti settori “green” necessari per  intercettare nuovi  motivi di crescita e sviluppo economico oltre che di beneficio climatico e ambientale.

Ogni Sindaco e amministrazione apporti nei fatti un pezzo di miglioramento per la città. I cittadini con il voto valutano scelgono eleggono. 

Gianluigi Malerba segretario del Circolo 


sabato 11 luglio 2020

L'AUGURIO DI UN CONFRONTO SERENO E COSTRUTTIVO

In merito al manifesto posto in vetrina di "muoviamo Seveso" sulla proposta di legge Zan

brevi considerazioni del Segretario di Circolo


Da buon liberale non odio nessuno e ritengo che ognuno possa fare ciò che vuole basta che non crea danno ad altri e non offenda o discrimini la dignità di altri e non metta a rischio la convivenza comune di una società democraticamente organizzata.
Altro che il PD è nemico della famiglia come leggo da un manifesto posto in vetrina della lista civica che siede in Consiglio .........continua a leggere


mercoledì 11 dicembre 2019

DAL CONSIGLIO COMUNALE

In merito al Consiglio Comunale tenutosi il 10 Dicembre con ordine dl giorno parere costruzione sottopasso in centro Seveso e chiusura due passaggi livello di Stazione

linkiamo il testo dell'intervento fatto dalla capogruppo del Pd Anita Argiuolo in cui rinfaccia alla Lega, i cui rappresentanti di oggi sono gli stessi di 13anni fa, quando definivano demenziale e respingevano una proposta di sottopasso da Via Montello. Certo cambiare idea è lecito ma Argiuolo evidenzia al Sindaco Allievi l'errore politico di non avere cercato e favorito oggi una maggioranza larga e condivisa. Si è preferito invece esprimere una posizione politica incomprensibile e molto discutibile di chiusura e poco incline ad una informazione ampia e costruttiva.

In merito al parere del progetto definitivo sottopasso al confine con Cesano Maderno e chiusura passaggio livello di Via Como   Linkiamo l'intervento di Argiuolo che giustamente ricorda la storia amministrativa che già nel 1996 vedeva un progetto definitivo con relativo finanziamento sviluppato dall'Amministrazione Cassetta ma che non ha visto la luce in quanto il Sindaco eletto dopo Cassetta lo ha cancellato per un pugno di voti.

Seveso sembra continuamente alla ricerca di una maturità politica dove un Sindaco non disfa il lavoro che ha fatto il precedente ma se mai lo migliora e lo implementa. Una maturità dove alla contrapposizione sterile e propagandistica prevalga il dialogo e un sano e costruttivo confronto nell'interesse della città. L'argomento sottopassi barra interramento sviluppato su un arco temporale di oltre 25anni ne è ai noi l'esempio.

sabato 7 dicembre 2019

CONSIGLIO COMUNALE APERTO NEGATO RISPONDIAMO CON UN'ASSEMBLEA PUBBLICA

Il Sindaco di Seveso e la sua maggioranza hanno negato la convocazione di un Consiglio Comunale aperto chiesto dai gruppi consiglari PD, movimento 5stelle e ListeCivicheButti per trattare insieme ai rappresentanti intermedi della città: artigiani, commercianti, terzosettore e tutti i cittadini dei progetti di fattibilità dei sottopassi e sovrappassi della ferrovia.

In risposta alla negazione abbiamo aderito alla convocazione di un'assemblea pubblica.

Sotto i post che illustrano i progetti proposti e che verranno trattati nel Consiglio Comunale di Martedì 10cm. Se li cercate sul sito del Comune di Seveso non li trovate.

venerdì 29 novembre 2019

SOTTOPASSI SOVRAPASSI E FERROVIA

Una tema pluriennale. Di quelli difficili e spinosi perchè la soluzione fa parte di quel genere mai perfetta, mai univoca, mai totalmente condivisa. Eppure va affrontata. Il tempo delle soluzioni auspicate e sognate vedi interramento è finito da un pezzo. Tocca decidere e assumere responsabilità.

Dal blog del Segretario di Circolo dal blog del segretario alcune considerazioni.

L'argomento è spinoso  Roberto, già segretario del Circolo definsce la soluzione proposta "il sottopazzo"

Ieri sera il Consiglio Comunale ha approvato quasi ad unanimità un primo atto che riguarda il raddoppio dei binari alla fermata della stazione di Baruccana sulla line Seregno Saronno. Il deliberato è stato modificato con proposte di progetto auspicate in miglioramento dal Consigliere di Forza Italia e dalla Lista Civica Butti e condivisa dal nostro Partito. Un clima positivo.

Nei prossimi giorni è previsto un Consiglio Comunale aperto proposto  su richiesta del gruppo Consigliare Partito Democratico, 5stelle e listaCivicaButti. Un modo per far parlare la città.

Auspichiamo l'intervento di tutte le rappresentanze intermedie: commercianti, artigiani, piccole aziende, terzo settore. Auspichiamo partecipazione e un sano clima di confronto e di dialogo. Sotto questo aspetto molto dipende dal Sindaco attuale della Lega e dalla sua maggioranza.

Noi ce lo auguriamo.

PARCHEGGI A SEVESO: L’ENNESIMA TASSA CHE COLPISCE I CITTADINI

Abbiamo appreso di questo nuovo e rivoluzionario sistema di pagamento dei parcheggi a Seveso. Un sistema che altrove esiste da anni. Non lo ...