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giovedì 21 gennaio 2021

E SONO 100 DALLA FONDAZIONE DEL PCI

 

Il PCI è stato il più grande partito comunista in Europa. Oggi che cade il centenario della sua fondazione non possiamo sottrarci dal ricordarlo perché non esiste alimento e rafforzamento della democrazia senza memoria storica.

Il Partito, guarda caso, nasce sulla divisione a sinistra il 21 gennaio 1921, la famosa scissione di Livorno durante il XVII congresso Socialista.

E’ stato un grande Partito di massa che ha contribuito a porre le basi democratiche nel nostro Paese nell’immediato dopoguerra.

Ricordarsi sempre che l’insurrezione che noi vogliamo non ha lo scopo d’imporre trasformazioni sociali e politiche in senso socialista o comunista, ma ha come scopo la liberazione nazionale e la distruzione del fascismo. Tutti gli altri problemi saranno risolti dal Popolo, domani, una volta liberata l’Italia tutta, attraverso una libera consultazione popolare e l’elezione di un’Assemblea Costituente.

P. Togliatti   le istruzioni alle organizzazioni di partito nelle regioni occupate giugno 1944

 L’azione del PCI così definita dei due tempi, prima la liberazione  poi le riforme sociali e politiche,  ha permesso all’Italia di dotarsi di un sistema parlamentare democratico anche se questo determinò il risultato di lasciare spiazzato il Partito dalle azioni degli Alleati e dalle forze conservatrici italiane.

Fu un grande Partito di massa come oggi non sapremmo riconoscere o distinguere visto che le nuove generazioni hanno conosciuto i Partiti del leader e dei cartelli, il Partito imprenditoriale (FI di Berlusconi) e il Partito digitale (5stelle). Lascio alla vostra oggettività definire il Partito Democratico.

Così Togliatti scrive nel 1945:

Le sezioni Comuniste nei rioni delle città e dei paesi devono diventare dei centri della vita popolare, dei centri ove devono andare tutti i compagni, i simpatizzanti e quelli senza partito, sapendo di trovarvi un partito e un’organizzazione che s’interessano dei loro problemi e che forniranno loro una guida, sapendo di trovarvi qualcuno che li può dirigere, li può consigliare e può dar loro la possibilità di divertirsi se questo è necessario.

anni 70 assemblea sezione PCI Seveso

Il Partito evitò qualsiasi tentazione estremista e evitò di guidare la classe operaia verso un’impossibile rivoluzione.  “Nella pratica l’obiettivo di unità nazionale nella lotta di liberazione fu posto dai comunisti non davanti ma ad esclusione di tutti gli altri”.

Riconoscere questo e ripercorrere la storia Italiana del dopoguerra vede un PCI fondamentale perno di democrazia e progresso civile della Nazione. Certo non neghiamo gli errori e i ritardi ma non c’è dubbio che il PCI seppe imprimere nella società italiana i temi e i valori che restano tutt’ora sul campo: i valori della democrazia, dell’uguaglianza, della lotta allo sfruttamento, i valori di una società diversa, della pace, dell’equità, dell’inclusione, dei diritti civili e  della salvaguardia ambientale.

Aldo Galli e Amedeo Argiuolo  delegato di fabbrica 
ICMESA fabbrica che nel 1976 provocò uno dei più  gravi
incidente d'inquinamento di diossina

Un elemento che ci piace ricordare e sottolineare: quanto il Partito è stato esigente nell’elaborazione intellettuale e culturale, rifiutando ogni grezza e superficiale valutazione, ma facendo dell’intelligente dibattito, del serrato confronto e rigoroso studio la premessa del suo agire. Un metodo che si ramificava in tutta la sua organizzazione anche quella più periferica.

Molte sono le iniziative i dibattiti e i libri dedicati ai 100 anni dalla fondazione del PCI, basta fare un giro nell’web per scoprirlo. 

Certamente un’occasione per riflettere sull’oggi e sul futuro sfidando tutti coloro che maliziosamente o ingenuamente non ne sentono il bisogno.

GM

martedì 19 gennaio 2021

Sulla (perduta) dialettica politica: apatia democratica e plebiscitarismo .

Mi piace definirmi un amateur dei processi politici e democratici. La mia formazione politica, forse ancora acerba, si potrebbe definire più come un apprendistato sul campo; da studente di violoncello, mi sono ritrovato a indossare la livrea del rappresentante degli studenti, con non poca soddisfazione, ricoprendo ruoli certamente impegnativi ma gratificanti. Il percorso mi ha condotto, giocoforza, data la mia viscerale passione per la “cosa” politica, a tentare di comprendere come determinati processi decisionali prendessero forma e sostanza in quei contesti, notando come la scarsa considerazione sostanziale degli studenti nella formulazione delle scelte politiche influenti comportasse una scarsissima partecipazione degli studenti all’interno della vita istituzionale di istituto e come, di conseguenza, la scarsa partecipazione deteriorasse ancor di più il peso degli studenti nelle decisioni. Ho potuto constatare come questo fenomeno, nella sua complessità che non esporrò qui, sia simile ai sintomi che si manifestano nella totalità dei momenti politici delle realtà nazionali e locali e di come, dunque, da quello che reputo un esempio radicale di apatia, si possano allargare le mie considerazioni alle realtà politiche che noi tutti conosciamo. 

Fondazione Prada 2015

La necessità personale di una riflessione in tal senso scaturisce - oltre che dai recenti avvenimenti in merito alla crisi di governo che, però, rappresentano una situazione anomala rispetto alle crisi precedenti (epidemia di Sars-cov 2 e conseguente senso di responsabilità) - dall'osservazione dei fenomeni di apatia partecipativa e di conseguente sacrificio del principio di rappresentanza - cardine del parlamentarismo estendibile a tutti i consigli rappresentativi locali - sia nelle modifiche istituzionali che nei modi di concepire il processo politico. Questi due fenomeni sono sicuramente correlati, in quanto intercorre tra loro una condizionalità sufficiente e necessaria tale da poter definire tale binomio un "circolo vizioso". Ho tentato di approfondire le mie riflessioni in merito ai processi di cui sopra, tenendo, come punto fermo, la definizione di processo democratico elettivo e partecipativo non tanto come un sistema automatico di affidamento delle redini governative e legislative ad una parte politica in base a metodi elettivi diretti o indiretti, quanto un processo dialettico e critico atto alla creazione di una forte volontà generale, rifiutando il principio dell’alternanza “istituzionalmente forzata” quale strumento democratico, tipico dei sistemi anglosassoni. Un sistema riduzionistico forzato a due polarità tra maggioranze e opposizioni (il bipolarismo maggioritario) crea meccanismi di scelta elettiva a sua volta forzati (la retorica del voto utile), creando una disparità di peso tra le preferenze elettorali dei votanti, una delle cause dell’apatia partecipativa. A ciò si aggiunge anche una critica ai sistemi elettivi plebiscitari che, ancor di più, cambia le basi del metodo democratico, preferendo alla dialettica critica consiliare - intesa come dialettica interna alle assemblee politiche (istituzionali o partitiche) con funzioni di creazione di una volontà generale parziale o totale - la dialettica acritica mediatica e tifosistica incentrata sulla figura del leader. Tutto ciò in nome di una stabilità (o governabilità), comunque non garantita, e su uno snellimento deleterio del momento decisionale democratico che rischia di far divenire la lotta politica un tumulto tra tifoserie; polarizza le scale valoriali delle parti politiche fino alla completa incompatibilità, legando esse alle idee e alle necessità politiche (e umane) del leader, causando una più forte instabilità legislativa e amministrativa. 

L’apatia elettorale e partecipativa è un fenomeno complesso largamente studiato da politologi e sociologi. Non esiste ancora una teorizzazioni che raccolga ogni aspetto di questo fenomeno sebbene i dati empirici raccolti da Maurizio Cerruto nel suo studio La partecipazione elettorale in Italia in «Quaderni di Sociologia 2012» mostrino come l’astensionismo italiano sia legato più da ragioni di apatia che di protesta. Nelle interpretazioni del fenomeno, riprendendo la metodologia di analisi di Stein Rokkan in tre livelli contestuali (macro, meso, micro), Cerruto afferma come, nel contesto micro e, dunque, della soggettività dell’elettore sia: 

“[...] più probabile che una persona vada a votare se ha un interesse generalizzato per la politica, se possiede alcune informazioni di base, se ritiene di poter influenzare le scelte o decisioni con il proprio voto, ovvero si considera dotata di un senso di efficacia: «è molto improbabile che una persona con scarsi interessi per la politica, poche informazioni e limitato senso di efficacia possa motivarsi o essere motivata a sufficienza per recarsi alle urne» (Pasquino, 2009, 71)” 

E’ proprio «il senso di poter influenzare le scelte o le decisioni con il proprio voto» ad influire nella scelta del cittadino di partecipare al momento elettorale (che, per somiglianza, si può allargare al momento democratico consiliare/parlamentare/assembleare). Senso che un sistema plebiscitario disincentiva: i vinti non avranno modo di presentare efficacemente le proprie istanze e i vincitori saranno, tendenzialmente, ben felici di delegare tutta la gestione al leader vincitore senza visione critica, la quale è subito vista come un tentativo di spodestare i vertici. 

L’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di regione è frutto di un filone di pensiero che vede il cittadino responsabilizzato solo quando può effettivamente influire nella scelta della massima carica esecutiva degli enti con competenze amministrative (richiami al presidenzialismo). Se la maggioranza dei votanti sceglie un candidato, esso diviene il sindaco o il presidente di regione di tutti, mutatis mutandis, con in mano una vasta gamma di strumenti per amministrare il territorio comunale/regionale secondo la legge e secondo, per quanto gli è permesso, la sua discrezionalità, in considerazione del principio di sussidiarietà che l’ordinamento sugli enti locali riconosce nel caso dei comuni. E le preferenze elettorali di chi la pensa diversamente? E’ vero che la rappresentanza delle opinioni politiche, virtualmente, è rappresentata dal consiglio comunale/regionale, ma in che misura, date le leggi elettorali di natura maggioritaria? Un consigliere di minoranza può portare efficacemente le istanze distintive dei propri elettori e delle parti politiche che la pensano come lui senza che si considerino i colori di partito ma solo per mezzo di un processo dialettico critico? Il momento di creazione della volontà generale è stato sostituito dalla continua e reiterata manifestazione della volontà della maggioranza attorno al leader. Quest’ultima, da legittimo sistema di decisione, è stato promosso ad unico arbitro del sistema democratico. Il non poter influire politicamente se non nel momento elettorale, anche se diretto, deresponsabilizza. Ciò avviene perché, in un sistema in cui il vincitore prende tutto (o quasi), il momento più alto di partecipazione politica passa dalla convocazione del consiglio comunale/regionale (e preliminarmente dalle - ahimé - sempre meno attraenti assemblee di partito) alla campagna elettorale. E’ evidente che un sistema del genere garantisca sì la stabilità dei vincitori ma, a lungo decorrere, crei disinteresse nella politica, vista ormai come una semplice scelta del “signorotto” locale e in cui vince chi, tendenzialmente, riesce ad arraffare più voti attorno alla sua figura. Di conseguenza, si può affermare che questa forma di apatia diminuisce la 'domanda' di rappresentanza assembleare, dunque di discussione critica, dato come si possa smuovere efficacemente l’azione amministrativa/governativa grazie ad un uomo solo al comando - tanto meglio se è l’uomo scelto dal votante sulla propria sched(in)a elettorale. Principio il quale, tendenzialmente, diventa sacrificabile per la ragion di Stato - il mito dell’efficienza della discussione parlamentare (come la si definisce? Leggi/ore?) - o per rousseauiani richiami alla democrazia diretta, la quale è divenuta un pretesto per arrogarsi la veste di "vera rappresentanza" del popolo contro le “poltrone” degli oligarchi. Viceversa, le riforme che hanno disposto dei meccanismi elettivi plebiscitari (come le elezioni dirette dei presidenti di regione e dei sindaci) hanno trasformato la lotta politica in una lotta polarizzata che prevede il predominio “forzato” di una parte politica sull'altra invece che risolvere il conflitto costituendo equilibri tra le forze politiche; il cittadino si scoraggia in tal senso dal compiere qualsiasi azione partecipativa che non sia preliminare alle elezioni, come chi fa il tifo per la propria squadra di calcio fino alla fine della partita: c’è chi mostra il suo risentimento per la sconfitta, chi l’accetta - magari preoccupandosi della ormai “famosa” analisi della sconfitta - e chi esulta alla vittoria della propria squadra. In politica, con questi sistemi, vince il più forte, anche in una democrazia che, per definizione, è fondata sull'uguaglianza giuridica dei cittadini. Se nel calcio vince lo sport (quasi sempre), nelle elezioni non vince la democrazia (quasi mai). 

Da dove ripartire? L’apatia va contrastata con forme ragionate e critiche di partecipazione dei cittadini alla vita politica, aumentando la capacità della sfera pubblica di habermassiana memoria di poter avere un suo peso sulle scelte politiche significative della comunità. Vanno incentivati i momenti di discussione critica in cui il cittadino può mostrare e dimostrare la propria visione soggettiva - anche contro chi dell’oggettività delle cose ne fa la propria ideologia (l’amministrazione delle cose come fine della politica). Il ruolo dei partiti, in tal senso, è evidente: definire i propri valori costantemente e far in modo di sintetizzare quanto più possibili in essi le visioni politiche dei cittadini con momenti assembleari diffusi e critici, tenendo ben presente che non esiste un solo paradigma epistemico e politico; che il conflitto tra valori non si risolve nella vittoria di un valore su un altro ma dall’ordine che il conflitto di valori crea: dalla volontà generale che ne scaturisce. In tal senso, appare evidente come sistemi di elezione diretta di stampo plebiscitario neghino la creazione di consessi critici, abbassando la prospettiva politica da una lotta tra valori ad una lotta tra individui, impoverendo la funzione dello sviluppo dell’individuo della politica. Ritornare a sistemi di elezioni di cariche apicali (sindaci, presidenti di regioni) all’interno di assemblee con forte rappresentatività proporzionale, risolvendone quanto più possibile i rischi di opacità, incentiverebbe la partecipazione dei cittadini se, contestualmente, si realizza la più larga partecipazione critica delle comunità locali e nazionali. Partecipazione che contribuirebbe allo sviluppo umano del cittadino, svolgendo altresì un ruolo educativo; in tal modo, sarebbe ben conscio che il suo voto possa essere davvero influente, capace di creare un ordine valoriale e amministrativo il più possibile corrispondente con la volontà generale. 

I rischi di un tal sistema li abbiamo sotto gli occhi: spinte personalistiche all’interno di partiti che ostacolano l’azione amministrativa e di governo, con continue crisi istituzionali e cadute di governi. Ciò avviene per questa cultura diffusa del leader e della gerarchizzazione del processo politico, anche all’interno delle assemblee rappresentative; si rende evidente come non sia tanto il sistema istituzionale ad aver necessità di riforma quanto i processi interni ai partiti e all’interno delle assemblee (conflitto tra segreterie di partito e rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni: discussione tendenzialmente bloccata dalle segreterie di partito che impartiscono loro diktat in nome di governismi o di ragioni di Stato). 

La politica moderna è nata dalla discussione critica di principi e di atti ad essi ricollegati. Un ritorno alla scelta plebiscitaria è un ritorno ad una politica che non vuole discutere, ad una politica del potere e dei potenti, ad una politica demagogica e acritica. Qualsiasi compagine politica che si definisca democratica non può permettere questo; deve porsi contro a questi fenomeni e incentivare la discussione critica di atti e provvedimenti. Ne va del bene del “gioco” democratico.

 Jürgen Habermas, Storia e critica dell’opinione pubblica, Laterza, 2006. Maurizio Cerruto, La partecipazione elettorale in Italia in «Quaderni di Sociologia» n.60, 2012, https://journals.openedition.org/qds/537#ftn12 .

Antonio Di Carlo

lunedì 27 aprile 2020

BUON LAVORO PRESIDENTE

Con la nomina di Alessandra Bernini Forza Italia a Presidente del Consiglio Comunale di Seveso si pone fine al monocolore Leghista con sfumatura Fratelli d'Italia e inizia una guida della Città di
rilievo in legno scuola di disegno Generoso Galimberti
Seveso a firma Lega e Forza Italia.

Un dato di fatto visto il modo che è stato licenziato l'Assessore di Fratelli D'Italia. Con l'affermazione del Sindaco dove ha riferito al Consiglio Comunale che  è venuta meno la sua fiducia nei confronti dell'Assessore. Capperi che sarà mai successo?

A breve sembra esserci la nomina di un neo Assessore in quota Forza Italia come da MBNew

Un rimpasto forse necessario visto i miseri sviluppi sino ad oggi prodotti dal di fatto monocolore Leghista. In una marmellata acida di arroganza e presunzione come nelle migliori applicazioni salviniane si sono ormai consumati quasi due anni di legislatura . Senza particolari realizzazioni se non l'installazione di  quattro cineprese e l'asfaltatura di quattro strade, per altro già programmate dall'Amministrazione precedente.

Alle neo Presidente del Consiglio Comunale facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro.

Ricordando che:

Il Presidente del Consiglio Comunale è un rappresentante dell'Istituzione e come tale si deve comportare, al di là dei ringraziamenti ai 10 Consiglieri che gli hanno dato il voto e al ringraziamento al Vice Presidente F Sala della regione Lombardia se non coordinatore regionale di forza Italia che parole della stessa Bernini “ha creduto in Lei”. Vogliamo ricordare al Presidente che è rappresentante di tutta l'assemblea consigliare. Come stabiliscono lo statuto Comunale e i regolamenti che l'Ente si è dato: “Il Presidente rappresenta, convoca, presiede e dirige i lavori e le attività del Consiglio comunale, esercitando le sue attribuzioni con imparzialità ed equità. Tutela il ruolo attribuito al Consiglio, organo elettivo di governo con rappresentanza generale della comunità, assicurando l’esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo politico-amministrativo secondo i principi stabiliti dal Testo Unico e dallo Statuto, promuovendo gli interventi e le iniziative più idonee per rendere effettivo e costante il rapporto del Consiglio con la popolazione e con gli organismi di partecipazione.”

Ecco per il Presidente c'è un lavoro enorme d'informazione, trasparenza, partecipazione. Un mare che merita di essere navigato con forza e coraggio ricercando anche soluzioni originali che oggi la tecnologia consente. Serve una predisposizione di carattere e indipendenza.

L'Augurio di avere un Presidente, certo espressione di un maggioranza , ma che non dimentichi mai il compito di mettere nelle migliori condizioni il lavoro d'indirizzo e controllo che compete al Consiglio Comunale di cui è Presidente
Anche in questo tempo di emergenza serve il massimo coinvolgimento e la massima trasparenza. 

Non sappiamo quale logica abbia prevalso in queste nuove nomine: rafforzamento di una rappresentanza Comunale ritenuta troppo debole oppure una semplice logica partitocratica avallata dai colonnelli di Partito Regionale, alla faccia dell'autonomia e autorevolezza locale. Alla fine non c'interessa molto, come credo che non interessi alla stragrande maggioranza dei Sevesini che in questi giorni come tutti gli Italiani hanno ben altro di cui preoccuparsi. Serve un esercizio pubblico capace ed efficiente. Ma per questo dalla Regione Lombardia come a Seveso rimaniamo in attesa o che dite in quarantena.





lunedì 23 settembre 2019

MUNICIPIO PALAZZO DI VETRO

Abbiamo depositato in Consiglio Comunale una nostra mozione con lo scopo di promuovere e sollecitare la cultura della trasparenza e informazione degli atti amministrativi.
Giardini del Palazzo di vetro dell ONU  NYC

La riportiamo integralmente diteci cosa ne pensate:

Proposta Mozione Art 44 da Regolamento Consiglio Comunale di Seveso

Al Sig. Sindaco di Seveso
Luca Allievi

e.p.c

Al Presidente del Consiglio Comunale
Riccardo Benvenuto Sala



MUNICIPIO: PALAZZO DI VETRO



Lo scopo della presente proposta di Mozione è quello di far intendere all'Amministrazione Comunale di Seveso e all'opinione pubblica che cosa il Partito Democratico ritiene necessario praticare nell'ambito della trasparenza, informazione, divulgazione e partecipazione agli atti amministrativi del Comune.

Una volta condivisa e approvata non si ritiene certo completato il progetto di “palazzo di vetro” comunale. Lo scopo della Mozione è quello di dare una spinta ad un lavoro costante di adeguamento culturale, organizzativo e procedurale nei processi d'informazione nell'era del digitale.

La trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti l'organizzazione e l'attività delle pubbliche Amministrazioni allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche. L'Art 1 del Decreto Trasparenza n. 33 2013 prosegue nello stabilire che:”La trasparenza nel rispetto delle disposizioni in materia di segreto di Stato, di segreto d'Ufficio, di segreto statistico e di protezione dei dati personali, concorre ad attuare il principio democratico e i principi costituzionali di eguaglianza , di imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza nell'utilizzo di risorse pubbliche, integrità e lealtà nel servizio della Nazione. Essa è condizione di garanzia delle libertà individuali e collettive, nonché dei diritti civili, politici e sociali, integra il diritto ad una buona amministrazione e concorre alla realizzazione di una amministrazione aperta, al servizio del cittadino”.

Questi sono i principi sanciti dalla Legge. Ora possiamo affermare che l'azione amministrativa del Comune di Seveso è adeguatamente e concretamente allineata ai principi di Trasparenza sopra richiamati? Formalmente Sì, nella sostanza c'è molto da fare e migliorare.

Poniamo questo quesito considerando le molteplici opportunità che le tecnologie informatiche mettono a disposizione. Il canale internet e il sito del Comune di Seveso assolvono al diritto dei cittadini di essere puntualmente informati senza faticose burocrazie? I nostri Regolamenti sono in linea con le nuove tecnologie o sono più calibrati rispetto a processi burocratici che assorbono risorse tempo e denaro al solo fine di salvaguardare un centro di potere anacronistico?

Brevi quesiti per delineare le premesse e le ragioni alla mozione che proponiamo.

La trasparenza 4.0 del Comune di Seveso

Il Consiglio Comunale di Seveso
Visto lo Statuto del Comune al Titolo III

Visti i regolamenti del Comune di Seveso


Visto il Decreto Legislativo n. 33/2013 Art. 5 - Accesso civico (estratto) 1. L'obbligo previsto dalla normativa vigente in capo alle pubbliche amministrazioni di pubblicare documenti, informazioni o dati comporta il diritto di chiunque di richiedere i medesimi, nei casi in cui sia stata omessa la loro pubblicazione. 2. Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del presente decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall'articolo 5-bis. 3. L'esercizio del diritto di cui ai commi 1 e 2 non è sottoposto ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente. L'istanza di accesso civico identifica i dati, le informazioni o i documenti richiesti e non richiede motivazione. L'istanza può essere trasmessa per via telematica secondo le modalità previste dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, ed è presentata alternativamente ad uno dei seguenti uffici: • a) all'ufficio che detiene i dati, le informazioni o i documenti; • b) all'Ufficio relazioni con il pubblico; • c) ad altro ufficio indicato dall'amministrazione nella sezione "Amministrazione trasparente" .

CONSIDERATO
Che il Comune di Seveso detiene un sito internet
www.comune.seveso.mb.it e che oggi è da ritenersi la principale se non unica piattaforma digitale del Comune finalizzata ad adempiere alle finalità d'informazione e trasparenza.

Che il sito dispone dei link “Albo pretorio” e Amministrazione trasparente” dove poter consultare l'azione amministrativa del Comune costituita da Atti deliberativi da ritenersi i soli e principali veicoli di trasparenza nel rispetto del Decreto 33/2013

IL CONSIGLIO COMUNALE

Impegna il Sindaco e la Giunta Municipale a sviluppare e consolidare processi organizzativi che favoriscono la massima fruibilità digitale degli atti e documenti che costituiscono l'azione Amministrativa.

Stabilisce un miglioramento della pagina Internet del sito Comunale mettendo in adeguato risalto migliorandone la fruibilità e la facilità di ricerca i link – albo pretorio - amministrazione trasparente e il Bilancio Comunale.

Divide gli atti per settori e ambiti di competenza e li lascia pubblicati e fruibili per un tempo non inferiore ai 18mesi e se si tratta di investimenti, non inferiore ai 18 mesi da quando l'opera è stata realizzata.

Pubblica ogni elaborato statistico riguardante lo stato sociale e economico della città di Seveso.

Stabilisce che gli atti all'ordine del giorno del Consiglio Comunale siano tempestivamente pubblicati e fruibili da tutti i cittadini dal giorno stesso di convocazione del CC.

Stabilisce che ogni azione di spesa superiore a € 10.000,00 sia divulgata da un comunicato stampa dove l'informazione non può prescindere dall'indicare le modalità, i fornitori incaricati e il costo sostenuto .

Infine si stabilisce l'istituzione di un link nell'ambito settore edilizia privata/pubblica dove viene pubblicato l'elenco progressivo delle istanze a costruire depositate, completo di tutti i dati che la legge prescrive per il “cartello di cantiere” e per interventi di un certo spessore s'invita a pubblicare la tavola degli esterni.
Perché il costruire un nuovo edificio è certamente un fatto di valore patrimoniale privato ma la forma dell'edificio è sempre un fattore d interesse pubblico che connota e forma la città oltre ad essere atti che rientrano pienamente nelle finalità di trasparenza amministrativa regolati per legge.


La mozione è stata firmata e depositata in questi giorni dai Consiglieri Comunali

Anita Argiuolo  e Ersilia Cappelletti


PARCHEGGI A SEVESO: L’ENNESIMA TASSA CHE COLPISCE I CITTADINI

Abbiamo appreso di questo nuovo e rivoluzionario sistema di pagamento dei parcheggi a Seveso. Un sistema che altrove esiste da anni. Non lo ...